Come padroneggiare il Money Management nel Trading (di CFD)

Pubblicato da Marco Belcastro il

Il money management nel trading è tutto.

Un money management impeccabile è in grado di determinare una svolta decisiva nella carriera di un trader!

Senza money management il trading sarebbe di fatto gambling e perciò un business difficilmente sostenibile.

Questo articolo, che sarà più una vera e propria guida pratica al Money Management, dimostrerà l’imprescindibilità della matematica nel trading. Non esiste trader forte sul lunghissimo periodo che non abbia un piano per la gestione del rischio (e non solo) del suo portafoglio estremamente accurato e di cui non ne sia altamente ossessionato!

Chi ti dice che serve a poco e nulla e che la cosa più importante nel trading in verità è la strategia, molto semplicemente non vive veramente di trading. Insomma non ha veramente dei risultati significativi perché non sa approfonditamente come si ottengono. Sono persone molto titubanti e facilmente influenzabili a livello di “cosa pensano del trading”, proprio perché nel profondo sanno di non averlo capito veramente fino in fondo…

Questa categoria viene definita “break-even traders” ovvero quei traders che rimangono sempre fermi, immobili, un po’ vanno in profitto poi lo bruciano, un po’ vanno in perdita poi recuperano…lo zero è il loro stile di vita!

E sai qual è il problema? Il money management mannaggia…

E’ il money management che fa la differenza tra un trader alla lunga in profitto e un trader che non lo è e non lo sarà mai.

Un trader senza money management è un semplice kamikaze!

Direi che possiamo a questo punto partire a cannone…

In questo articolo ci occuperemo di introdurre adeguatamente e CONCRETAMENTE il discorso, poi parleremo del Risk Management (base, intermedio e avanzato) e infine ti rivelerò un paio di tecniche di Order Management che in genere si pagano a caro prezzo, invece sarà per te tutto fruibile in maniera completamente gratuita. Dovrai semplicemente prenderti del tempo e rimanere concentrato fino all’ultima riga.

Voglio darti una ragione in più per rimanere bello vispo fino alla fine: se non lo farai potresti perderti il momento nel quale parlerò del calcolatore che io uso per calcolarmi il rischio o lottaggio su indici, materie prime e crytpo…una roba che in giro non c’è, perciò stai in campana che ne varrà la pena!

Partiamo dal principio…

>>> Introduzione concretissima al Money Management

Dunque, spesso si parla più di risk management che di money management, ma devi sapere che il Risk Management è un ramo del Money Management, infatti è quest’ultimo il vero “papà” di tutti i discorsi matematici nel trading.

In ogni caso il money management fa riferimento alla gestione del proprio capitale e quindi di tutto ciò che ne consegue, sia a livello di RISCHIO che di POSIZIONI.

La branca che si occupa del rischio è il Risk Management, il quale poi un fratello acquisito (quindi di madre diversa) che è l’Order Management è cioè la branca che si occupa invece della gestione operativa degli ordini o delle posizioni.

Ma qual è il vero filo conduttore che lega questi 2 signori?

Il legame è dato dal fine. E il fine di un trader è la PROFITTEBILITA’, la quale viene raggiunta solo a fronte dello sviluppo e del controllo di 4 macro aree principali.

Ricordiamole (anche se le ho citate più e più volte nei miei articoli):

  1. Strategia statisticamente profittevole.
  2. Emotività.
  3. Gestione de rischio.
  4. Gestione operativa delle posizioni o gestione degli ordini.

Facciamo un bel Picasso, quindi un quadretto introduttivo bello contorto, ma di valore e significato molto intensi…

La strategia sta alla base della piramide ed è la prima cosa esistenziale da sviluppare (quindi i “break-even traders” non hanno poi così torto dopotutto…).

E’ importante che questa possegga un EDGE STATISTICO, il che significa che deve portare il più delle volte in profitto.

Anche se dipende…dipende dal win rate medio…e il win rate a sua volta dipende dal risk reward medio…quindi facciamo un attimo di chiarezza matematica…

Prendiamo ad esempio il mio win rate aggiornato ad oggi e certificato con MyFXBook:

73%. Significa che circa 7 volte su 10 chiudo operazioni in positivo con la mia personale strategia. Ma questo dato non mi rende figo perché è di fatto fine a se stesso…

Ciò che mi fa sentire figo (non che io lo sia per forza…) è il fatto che mediamente mi porto in saccoccia il 4% su ogni operazione chiusa in positivo ed è infatti questo che rende il mio win rate un ottimo win rate.

Ci sono traders che hanno magari un win rate del 95%, però chiudono come media l’1% sulle operazioni positive…o magari altri, pazzi scatenati, che magari hanno un 40% però chiudono come media il 6-7…perciò bisogna capirlo un attimo approfonditamente questo win rate altrimenti si crea il caos più totale…

Probabilmente il tuo cervello in automatico sta facendo calcoli del tipo “diamine ma se questo fa il 4% su ogni operazione chiusa in positivo e ne chiude 7 su 10 in blu, praticamente ogni 7 operazioni fa il 28% e se facesse 7 operazioni al giorno, mannaggia abbiamo davanti il figlio disconosciuto di Warren Buffet!?!”.

Calma n’attimo…chiaramente non è così e non ho nemmeno assolutamente intenzione di farlo sembrare tale, perciò ti spiego la questione per filo e per segno…

Quel 4% è frutto di una media dei parziali che strappo dalle mie operazioni, non rappresenta il mio risk reward medio.

Il risk reward è diverso. Il risk reward è un continente, mentre il parziale è una nazione…giusto per capire che il risk reward ingloba il concetto di parziale, ma non per forza lo rappresenta appieno!

Facciamo un passo indietro e spieghiamo bene anche sto risk reward…

Il risk reward o rischio rendimento è una previsione di profitto su un’operazione che si estrapola rapportando il numero di pips di take profit con il numero di pips di stop loss.

Ipotizziamo questo scalp su AUDJPY:

Il risk reward è quello espresso in blu, quindi 1 a 10.66, ma cosa significa nel concreto?

Significa che rapportando i pips di TP (che sono 53.3) con i pips di SL (che sono 5) otteniamo esattamente un ipotetico 10.66% di rendimento…vediamolo con i calcoli:

53.3 / 5 = 10.66.

Ecco qui il nostro rischio rendimento, ma cosa vuol dire veramente?

Vuol dire che, sulla base di questa analisi, se il mercato mi tocca il mio livello di entry, non mi tocca lo stop loss e poi va short fino a toccarmi il target finale, allora io faccio esattamente il 10.66% di rendimento sul mio capitale.

Ovviamente però devo rischiare l’1% per farlo, altrimenti, se rischio di meno o di più, le cose cambiano e bisogna fare il rapporto…

Quindi se rischio per esempio il 2% perché secondo il mio trading plan questo è un high probability trade, allora se mi prende lo stop loss perdo il 2% del mio capitale, altrimenti se mi arriva a target finale faccio esattamente il 21.32%…perché, come abbiamo moltiplicato per 2 (che è quello che sto rischiando) la perdita, bisogna moltiplicare per 2 anche l’ipotetico profitto.

Se invece rischio per esempio lo 0.5% perché magari sto facendo un’entrata aggressiva, allora se va a stop loss perdo lo 0.5% del mio capitale, altrimenti a target sarebbe il 5.33% (qui si dimezza perché stiamo dimezzando il rischio).

Ed ecco una bella introduzione alla gestione del rischio (ma continua a seguirmi che ancora praticamente non abbiamo detto niente di veramente interessante…).

Chiaro comunque no?

E come si fa a rischiare precisamente l’1, il 2 o lo 0.5% del proprio capitale su ogni operazione?

Bisogna calcolare il lottaggio tramite uno strumento che vediamo più avanti in questo articolo.

Ora…ti ho mostrato un’ipotesi di rischio rendimento abbastanza alto non per fare lo splendido, ma perché effettivamente ogni giorno faccio analisi di questo tipo…però devi sapere che la gente normale non fa rischi rendimento 1:10…la massa è felice tirando avanti a 1:3 perché non conosce le metodologie analitiche super precise per arrivare a fare questi RR elevati…ma io com’è che le conosco?

Molto semplicemente faccio parte della community probabilmente più profittevole d’Italia. In Italia infatti sentirai solo la nostra community fare rischi rendimento del genere e questo grazie all’accademia presso la quale quotidianamente studiamo (magari ti accenno qualcosa in più a fine articolo perché adesso dobbiamo finire il discorso…).

Avendo ora pienamente capito il rischio rendimento, devi sapere che non coincide con la media di rendimento delle operazioni che chiudo in positivo (che prima ti ho detto essere pari al 4%). Altrimenti scusa com’è che se mediamente faccio analisi con RR 1:10, poi la mia media è così tanto bassa?

Quel 4% infatti è una media dei PARZIALI che mi porto in saccoccia…ma che vuol dire?

Il mercato non ha l’obbligo di comportarsi in base a come noi lo analizziamo perciò, se io per esempio faccio un’analisi e ho un rischio rendimento atteso pari al 10%, non significa che sicuramente mi faccio questo 10%…insomma non è detto e nessuno ha la palla di cristallo per prevederlo (nemmeno Warren Buffet)…perciò entra in gioco la gestione del capitale…affinché un trader possa vivere di trading levereggiando la matematica e non sperando che il mercato faccia quello che vuole lui o lei…

Magari il mercato si muove per metà della mia analisi nella direzione del mio investimento e poi mi torna indietro come un treno andandomi a colpire lo stop loss…

Succede…e anche molto spesso…

Quindi a quel punto cosa faccio? Subisco come un babbuino sperando che riprenda la sua corsa fino al mio target finale e finchè non ci arriva me ne sto con le mani in mano?

No perché qui entra in scena la gestione operativa!

Infatti piuttosto mi prefiggo un target intermedio che vado a scovare sul grafico, magari anche scendendo di timeframe e facendo dunque una bella analisi multi-timeframe, e quel livello che trovo sarà il livello dove strappo il mio parzialino.

In questo modo, anche se mi torna indietro, io non me ne vado a casa a mani vuote!

Personalmente ho quasi sempre almeno un target intermedio su ogni analisi e in quell’esatto punto chiudo il 30, 50 o 75% dell’operazione in base principalmente a come il mercato mi ci arriva…più avanti ti spiego meglio la mia strategia…

E considera che in base a questa strategia di parzializzazione e in base al fatto che comunque i rischi rendimenti medi che piazzo a mercato sono relativamente alti…come media faccio il 4% su ogni operazione in blu.

Altra considerazione che alza la media: ci sono volte nelle quali non prendo alcun parziale e il mercato mi va fino a target finale facendomi prendere il profitto PIENO (capitano anche dei 20% o molto più…ma chiaramente più sono alti e più sono rari…).

Altra considerazione che invece la abbassa: le operazioni chiuse in positivo che conteggia MyFXBook non sono solo i parziali e quelle a target pieno, ma anche quelle che chiudo per esempio a break-even.

Il break-even è il punto di pareggio ovvero operazioni chiuse semplicemente con zero profitto e zero perdita, ma come si fa?

Hai presente che prima ti dicevo che molto spesso nelle mie analisi c’ho un target intermedio dove prendo parziale?

Ecco, ogni volta che prendo il parziale, porto anche lo stop a break-even cioè praticamente lo alzo allo stesso livello di entry, in questo modo, se il mercato mi torna indietro, io chiudo senza perdere niente e sempre con un po’ di profitto (dato dal parziale).

Queste operazioni vengono conteggiate come positive, ma in realtà non è che lo siano veramente…perciò abbassano pesantemente la media!

Cominci a capire meglio perché non faccio il 28% fisso ogni 7 operazioni come qualcuno avrebbe potuto pensare prima?

Ci sono veramente troppi fattori in gioco…che personalmente preferisco portare alla luce del sole dipingendo il trading per ciò che realmente è, piuttosto che il contrario e magari lasciarti intendere che sia tutto facile e spiccio…

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “ma se il tuo profitto medio è del 4% (avendo capito tutte le variabili che lo determinano), allora in fin dei conti non sei tanto lontano dai rischi rendimento 1:3 che fa la massa…?”.

E no, attenzione!

Il 4% è sostanzialmente la media dei miei parziali perché quando parzializzo il 30% dell’operazione tendenzialmente chiudo il 2% di profitto, quando invece parzializzo il 50 praticamente sono almeno al 3-4% e quando parzializzo il 75 siamo sul 5-6%. Poi in realtà non funziona come una legge imprescindibile, ma queste sono le medie estrapolate dalla mia esperienza fino ad oggi.

Detto questo, se la massa ragionasse a parziali considerando dei RR medi pari a 1:3, la loro media dei parziali non sarebbe MAI del 4% perché loro hanno il 3 come target finale, io invece ho il 10, ma spesso anche molto di più. Perciò riesco a parzializzare cifre alte, mentre la maggior parte dei traders che va avanti a rischi rendimento già bassi, cosa mi parzializzano? Lo 0.5%? L’1?

Capisci che c’è una differenza abissale?

Considera l’immagine con il rischio rendimento 1:10 che ti ho riportato sopra…ecco lì la massa non piazzerebbe mai uno stop loss di 5 pips…non perché sono troppo pochi e quindi emotivamente difficili da sopportare, ma proprio perché non conoscono le metodologie analitiche per entrare a mercato in maniera così precisa.

E comunque il punto non sono gli stop loss piccoli, ma anche tutto ciò che ne consegue. La massa tendenzialmente entra a grandi linee, chiude presto e non lascia correre i profitti, cosa che invece quelli un po’ più bravini sono perfettamente in grado di gestire.

Si parla dunque anche di gestione emotiva oltre che di gestione del rischio e degli ordini…non è solo “lo stop loss piccolo”…è qualcosa di molto più ampio…quindi non mi fraintendere.

Infatti qui uno un po’ più spigliato potrebbe obiettare: “ma con gli stop loss piccoli vai in perdita troppe volte per vederne una sola dal profitto grosso…”.

Non è vero e lo dimostra il mio win rate del 73%.

E in secondo luogo voglio ribadire che non è meramente una questione di stop loss piccoli. Gli stop loss piccoli sono una pura e semplice e conseguenza. Anche perché personalmente non entro sempre a mercato con 5 pips di stop loss. Però la mia media sono 12-13. Quindi comunque una media piccola…che, ripeto di nuovo, sono CONSEGUENZA di una metodologia analitica altamente precisa e performante…non sono la semplice conclusione fine a se stessa.

Direi che arrivati a questo punto abbiamo intavolato a dovere i discorsi di oggi e possiamo dunque immergerci nel vivo dell’azione…

>>> Il Risk Management

Stiamo per presentare una SCALETTA A 5 LIVELLI veramente di valore e difficilmente trovabile in giro per il web…

#LIVELLO BASE: IL RISK REWARD CHE VALE LA PENA DI ESSERE TRADATO

Si parte proprio dal super semplice…

Come prima cosa dell’argomento risk management bisogna capire l’importanza del risk reward, ovvero del rendimento minimo atteso su un’operazione.

Abbiamo 3 casistiche a puro scopo esemplificativo:

  • 1:0.5 –> cattivo.
  • 1:1 –> non molto intelligente.
  • 1:2 –> buono.

Un rischio rendimento pari a 1 a 0.5 è una boiata…cioè si rischia l’1% del proprio capitale in ottica di guadagnarci la metà? Seriamente?!? Non si fa.

Un rischio rendimento pari a 1 a 1 è una cavolata (quindi una boiata un po’ più leggera) perché si rischia la stessa frazione di capitale che si andrebbe a guadagnare.

Un rischio rendimento invece pari a 1 a 2 è buono, ma è il minimo insindacabile in realtà (cioè non è che sia sta gran cosa…). E’ giusto ciò che ci serve ora che siamo nella sezione base per capire l’importanza di questo RR. Niente di più.

Il risk reward è infatti il tassello finale che traduce un’analisi in numeri alla mano e NON è un tassello da prendere alla leggera…anzi esattamente il contrario…

La regola primaria del risk management è MINIMO di rischiare una parte di capitale in ottica di guadagnarne il doppio!

Prima regola in realtà nell’imprenditoria in generale (sì, il trading è un’attività imprenditoriale se te lo stai chiedendo…). Perché dovrei investire del denaro in una cosa che mi restituirà lo stesso identico livello di denaro o addirittura di meno?

Se ci investo, quindi ci metto tempo e sacrificio, allora voglio guadagnarci come minimo più di quanto ci abbia messo…altrimenti cerco altre opportunità di investimento.

Stessa cosa nel trading…

E’ il risk reward che dirà al tipo di trader che vuoi essere se effettivamente varrà la pena entrare a mercato oppure no!

Personalmente se non ho minimo un RR pari a 1:7 non apro nemmeno l’operazione…questo è ciò che ho INCISO nel mio trading plan e dunque nel mio cervello ed è questo che intendo quando dico “al tipo di trader che vuoi essere”.

Io voglio essere un trader che non si sente veramente appagato se c’ha in mano la scala reale, ma punta come se avesse una doppia coppia…

Tu? Vuoi essere un trader da RR minimo 1:3 come la massa? Benissimo. In verità non è che ci sia tutto questo gran problema. Diversi trader profittevoli vanno avanti a rischi rendimento bassi perché sono felici così. Non è che tutti dobbiamo per forza puntare alla vetta, tanti si accontentano della collina e va bene.

Molti di questi però non sanno neanche di essere sulla collina…pensano di essere già in vetta, ma in realtà c’è semplicemente troppa nebbia per vedere la vera cima…

#LIVELLO INTERMEDIO: LA CORRETTA DIVERSIFICAZIONE DEGLI ASSET

Come seconda cosa bisogna capire come NON andare stupidamente a raddoppiare o triplicare il rischio a cui è sottoposto il nostro conto trading attraverso una corretta diversificazione degli asset su cui stiamo investendo.

Il fatto è che se investi contemporaneamente su più asset, la regola aurea è quella di non investire su asset correlati o comunque di farlo ma usando la testolina.

Vediamo come…

Innanzitutto che cosa vuol dire asset correlati?

Che tendenzialmente esprimono un andamento DIRETTO o INVERSO. Come nella matematica…se x è direttamente proporzionale a y all’ora si muoveranno quasi praticamente all’unisono, mentre se sono inversamente proporzionali allora si muoveranno in maniera quasi completamente opposta.

Come si ripropone questa cosa nel trading e cosa ha a che fare con le gestione del rischio?

Beh molto semplice: se due valute sono direttamente o inversamente correlate, allora tradare contemporaneamente entrambe significherà RADDOPPIARE il rischio a cui è sottoposto il nostro portafoglio.

Facciamo un esempio: GBPUSD e XAUUSD (oro-dollaro) sono correlati direttamente, il che significa che se uno va su allora ci va anche l’altro…

Quindi come ci investo contemporaneamente su entrambi senza raddoppiare il rischio?

Innanzitutto bisogna stare attenti a non fare l’errore del principiante ovvero avere una visione short su una coppia e long sull’altra. Praticamente si starebbe investendo su entrambe le direzioni e di conseguenza INEVITABILMENTE una delle 2 andrà a stop e l’altra andrà bene.

Proprio perché c’è di mezzo una correlazione diretta…cosa che non varrebbe se sussistesse invece una correlazione inversa (tipo tra USDCHF e EURUSD). In questa situazione gli asset non si muovono entrambi su o entrambi giù, ma quando uno va su l’altro va giù e viceversa, perciò qui sarebbe giusto fare investimenti contrapposti e al tempo stesso non si dovrebbero fare investimenti con la stessa direzionalità…

Quindi cosa si fa all’atto pratico? SI FRAZIONA IL RISCHIO.

Magari la mia ipotesi è per entrambi long (nel caso GBPUSD e XAUUSD) o per uno short e l’altro long (nel caso USDCHF e EURUSD) e voglio tradarmeli entrambi, ma voglio allo stesso tempo evitare di raddoppiare la mia perdita se le mie analisi vengono invalidate finendo a stop. Dunque cosa faccio? Fraziono.

Se volevo rischiare 1%, non lo rischierò su entrambe le posizioni altrimenti diventa automaticamente del 2. Molto semplicemente rischierò 0.5% su una e 0.5% sull’altra in modo tale che, a conti fatti, sto comunque rischiando solo l’1%.

Questo è il comportamento corretto da attuare per diversificare in maniera intelligente…ora vediamo chi è correlato con chi…quindi dove e quando dobbiamo applicare questa strategia…

Molto spesso quando arriva questo fatidico momento si spiattella in faccia al pubblico una tabella con tutte le correlazioni…ma io non te la mostrerò perché tanto tu non la guarderai, non memorizzerai e non ti sarà servita a niente.

Personalmente questo concetto non l’ho capito a tabelle, ma con l’esperienza. Perciò quello che farò, e che sarà per te molto più utile, sarà spiegarti la LOGICA…e se capisci questa caro mio, hai capito tutto…

La logica delle correlazioni è abbastanza semplice: se una specifica valuta si ripete su più di un asset che stai tradando, allora devi dividere il rischio totale per il numero di asset che hanno a che fare con quella determinata valuta.

Facciamo degli esempi…stai per tradare AUDCAD e CADJPY. Entrambe queste coppie hanno dentro il dollaro canadese, perciò sono sicuramente correlate e dunque bisogna dimezzare il rischio. Se a queste invece si aggiungesse una terza coppia con il cad tipo NZDCAD, quello che dovrai fare non sarà più semplicemente dimezzare, ma dividere per 3. Quindi se avevi intenzione di rischiare 2% su cad, lo dividi per 3, ottieni 0.6% e sarà l’esatto rischio frazionato che investirai su ognuna delle 3 coppie.

Come capire IMMEDIATAMENTE se 2 valute sono correlate direttamente (quindi vanno entrambe nella stessa direzione) o inversamente (quindi quando una va su l’altra va giù e viceversa)?

Basta guardare LA POSIZIONE della valuta che si ripete. Se sta in entrambi a casi a numeratore o a denominatore, allora sussiste una correlazione diretta. Se invece sta in una a numeratore e nell’altra a denominatore o viceversa, allora la correlazione è inversa.

AUDCAD e CADJPY hanno entrambe il CAD, ma la prima ce l’ha a denominatore mentre la seconda a numeratore…quindi come saranno correlate? Inversamente. Di conseguenza se una va su l’altra va giù e viceversa.

Chiarissimo così no?

Vediamo ora altre correlazioni molto importanti che vanno al di là delle semplici valute…

Innanzitutto parlerei della correlazione tra indice di una valuta e valuta stessa. Qui abbiamo una correlazione diretta con valuta a numeratore, mentre inversa con valuta a denominatore. Ma che significa?

Prendiamo l’indice del dollaro americano che è il DXY. Ora prendiamo due valute che hanno dentro il dollaro ma in posizioni diverse, quindi per esempio USDJPY e AUDUSD. Come funziona?

Se l’indice del dollaro si muove long, allora le coppie con il dollaro a numeratore (tipo USDJPY) si muoveranno anche loro long essendo correlati in maniera diretta, mentre le coppie con il dollaro a denominatore (tipo AUDUSD) si muoveranno all’opposto e cioè short perché la correlazione sta volta è inversa.

Altra cosa esistenziale: l’indice di una qualsiasi valuta è LEADING ASSET. Significa che traina le coppie di valute, perciò quando lui comincia a muoversi in una direzione spesso le coppie lo seguono a ruota secondo le correlazioni che sussistono. Il che ci aiuta nella comprensione preventiva della direzionalità!

Una seconda correlazione extraconiugale importantissima è quella tra petrolio e dollaro ed è inversa. Perciò se lo USOIL (o WTI) si muove long, allora le coppie con il dollaro a numeratore (tipo USDCAD o USDCHF) si stanno muovendo short, mentre quelle con il dollaro a denominatore (tipo EURUSD o NZDUSD) si stanno muovendo anche loro long.

La terza correlazione ce l’abbiamo tra oro e dollaro ed è anche qui inversa. Quindi stessa cosa della seconda…quando le coppie tipo USDCHF si muovono long, XAU va short e vanno short anche le coppie tipo EURUSD.

Una quarta correlazione, non troppo conosciuta, sussiste tra petrolio e dollaro canadese e questa volta è diretta. Perciò se lo USOIL (o WTI) si muove long, allora le coppie con il dollaro canadese a numeratore (che sono solo CADJPY e CADCHF) si stanno muovendo anche loro long, mentre quelle con il dollaro canadese a denominatore (tipo EURCAD o NZDCAD o GBPCAD ecc.) si stanno muovendo short.

Quinta e ultima correlazione molto interessante l’abbiamo tra bitcoin e dollaro e risulterebbe apparentemente inversa. Bitcoin è una valuta rifugio come l’oro, lo yen giapponese e il franco svizzero…quindi, esattamente come con l’oro, quando il dollaro tipo USDCAD sale, bitcoin scende, assieme tipo a GBPUSD e viceversa. Ma non la prenderei per regola assoluta come le precedenti….

Infatti è una correlazione che ancora si sta studiando e a mio avviso è ancora molto debole in quanto il bitcoin si muove esclusivamente in base alle notizie macroeconomiche, mentre il dollaro no!

A questo punto direi che vogliamo trovare risposta al come si valuta precisamente il rischio su ogni operazione prima di passare al livello avanzato di questa sezione…

Come si valuta precisamente il rischio su ogni operazione?

Dovremmo fare 2 distinzioni e cioè con le valute e con gli altri particolari CFD.

O meglio: avremmo dovuto farlo se il sottoscritto non avesse creato un calcolatore che comprendesse TUTTO!

Infatti non esiste minimamente nulla di paragonabile a ciò che ho pensato e dato alla luce…se te lo stai chiedendo…

Ti presento il mitico e fantasmagorico: SIZE CALC PRO.

Una rivoluzione ultra terrena!

UNA BOMBA A MANO.

Una cosa mai vista.

Il procedimento è semplicissimo: si inseriscono i giusti dati e lui ci dirà i lotti precisi “da giocarci” per rischiare l’esatta percentuale di capitale che gli abbiamo fornito in input.

Per l’appunto, in input dobbiamo dargli: l’asset (in questo caso EURAUD), la valuta del nostro conto (EUR) , l’ammontare del capitale con cui stiamo tradando (in questo caso 80’000), i pips di stop loss che ci dà direttamente TradingView (in questo caso 10), il rischio che vogliamo applicare su questa operazione (in questo caso 0.5%) e…

SOLO CON SIZE CALC PRO

La leva del nostro conto…ma perché?

Perché così saprai anticipatamente se stai per fare il matto oppure no…

Insomma se hai un conto piccolo e vuoi rischiare il 10% su un’operazione e la cosa potrebbe non reggere…il mio calcolatore ti dice subito che sarebbe una mossa alquanto suicida!

Successivamente bisogna cliccare su “Calcola” e in output ci darà il lottaggio ideale affinché il rischio sia esattamente dello 0.5% e cioè, in questo caso, 6.20 (che possiamo andare subito a impostare sulla MetaTrader per far partire dunque la nostra operazione da 0.5% di rischio su EURAUD).

E stessa cosa vale per qualsiasi altro asset anche non si tratti per forza di una valuta…perché il mio SIZE CALC PRO HA TUTTO!

Detto questo, ora che sappiamo come si calcola il rischio su ogni operazione, possiamo passare ad una strategia di gestione del rischio abbastanza avanzata…

#LIVELLO AVANZATO: IL FIXED FRACTIONAL METHOD

Dunque, il fixed fractional è una tra le tante strategie di gestione del rischio che si possono adottare…qui parleremo solo di questa in quanto è quella che personalmente applico e perciò quella che conosco meglio.

Sostanzialmente consiste nell’applicare una frazione di rischio quasi fisso su ogni operazione.

Quale profilo di rischio fisso adottare?

Dipende dal proprio capitale in primis. Più è alto e più si sta conservativi, mentre più è basso e più si rischia soprattutto in ottica di ritorno su ogni operazione. Con un capitale di 80 mila euro non sarà necessario rischiare troppo per fare comunque cifre significative, mentre lo sarà con un capitale minuscolo tipo 500 – 1000 euro. E in secundis dipende anche dalla propria propensione al rischio che tendenzialmente si scopre cammin facendo, ma da dove iniziare?

Dire dal fatto che ci sono 3 fasce di rischio da prendere come riferimento:

  1. 0.5 – 1% –> molto conservativo e ideale.
  2. 2 – 3% –> moderato.
  3. 4 – 5% –> altino.

Personalmente sono uno molto conservativo, ma non applico sempre e comunque l’1%…

Faccio delle distinzioni in base al tipo di operazione che sto per aprire:

  • aggressiva e contro trend –> 0.5%
  • aggressiva e a favore di trend –> 1%
  • conservativa e contro trend –> 1.5%
  • conservativa e a favore di trend –> 2%

Ovviamente devo comunque avere tutte le mie confluenze altrimenti non la applico nemmeno questa strategia.

E detto questo facciamo degli esempi matematici per dimostrare la sostenibilità del Fixed Fractional e capire al contempo la potenzialità dei rischi rendimento alti…

Mettiamo a confronto 5 operazioni con RR sia bassi che alti, ipotizzando di avere più successo con quelli bassi piuttosto che con quelli alti perché è questo che apparentemente ci suggeriscono le leggi della probabilità, ma non le leggi della statistica…infatti non è proprio un’equazione…ma ipotizziamolo comunque per fare una comparazione ancor più epica facendo partire i RR alti da una posizione di netto svantaggio…

Ipotizziamo un “win rate” dell’80% con i RR bassi e del 40% con i RR alti (esattamente la metà eh), dunque: se chiudiamo in positivo 4 operazioni su 5 con RR 1:3, in totale abbiamo fatto l’11% sul nostro capitale (4×3 – 1); se invece chiudiamo in positivo 2 sole operazioni su 5 con RR 1:10, in totale avremmo fatto il 17% (10×2 – 3).

Chiaro che con i rischi rendimento alti si fa molto di più e con la metà della fatica?

In ogni caso la sostenibilità del Fixed Fractional funziona in entrambe le situazioni…motivo per il quale non è un obbligo voler puntare un po’ più alto con i rischi rendimento alti…si va avanti anche con quelli bassi con l’unica differenza che bisogna per forza avere un win rate almeno superiore del 50%, altrimenti veramente i soldi si fa prima a darli alle poste…

>>> L’Order Management

La nostra scalata continua con delle questioni assai introvabili sul fratellastro del Risk Management…è come se stiamo per leggere documenti secretati sul sito della CIA…

#LIVELLO EPICO: IL POSITION BUILDING o POSITION SIZING

Si tratta di una strategia di costruzione frazionata della propria posizione.

Esattamente come vedi in questa immagine:

1, 2 e 3 rappresentano l’entrata a mercato FRAZIONATA con entry su 3 livelli diversi e anche stop loss su 3 livelli diversi.

Sto costruendo la mia posizione su questo asset e al tempo stesso la sto diversificando per minimizzare l’eventuale rischio. Questo perché se il mercato mi colpisce l’entry più alta e poi va tanto in drawdown verso il basso, io ho modo di avere altre posizioni che, aperte più in basso, coprano questo drawdown nel ritornare su minimizzando di fatto il rischio.

Chiaramente la regola è sempre la stessa: la percentuale di rischio su ogni operazione non va triplicata, ma frazionata. Quindi se il mio profilo di rischio su questa specifica analisi decido essere dell’1.5%, allora saranno 3 posizioni da 0.5 e non 3 da 1.5 altrimenti il rischio totale diventa del 4.5%.

In questo modo, se l’analisi è sbagliata e prendo stop loss su tutt’e 3, molto semplicemente ho perso 1.5% e non è successo niente!

Altra regoletta interessante: piazzare diversi livelli di take profit per massimizzare al contempo anche i profitti.

Sempre seguendo una logica e non a caso…ma quale?

Il target più ampio (che in questo caso è A) va assegnato all’operazione con stop loss più grande, il target intermedio (che in questo caso è B) va assegnato alla posizione con stop loss di grandezza intermedia e infine il target più vicino (che in questo caso è C) va assegnato all’operazione con stop loss più piccolo (che si dice anche la più aggressiva).

In che modo anche il profitto viene massimizzato?

Beh solita storia: non è detto che il mercato prenda e vada fino al target A…potrebbe arrivare fino a C o poco prima e poi invertire la sua rotta…e se questo dovesse accadere e noi abbiamo come unico target il finale su A, praticamente bruciamo tutti i soldi che abbiamo fatto nello svolgimento dell’operazione.

Invece frazionando anche i take profit, qualcosa in tasca ce lo portiamo sempre e comunque!

Un’ultima regola potrebbe essere quella di mettere a Break-even (o semplicemente BE) tutte le posizioni una volta che colpiscono il primo target in modo tale che se poi al mercato passa per la testa di remarci contro, noi abbiamo comunque il profitto di una operazione al sicuro e il resto si azzera, ma niente chiusure in rosso.

Gli effetti collaterali invece potrebbero essere che a volte non si aprano tutte le posizioni, ma magari solo 2 o anche solo una e praticamente al posto di rischiare l’1.5% rischiamo di meno…di conseguenza sia perdite che profitti saranno minori di ciò che avevamo preventivato…cosa che non accade invece con la parzializzazione…

#LIVELLO LEGGENDARIO: LA PARZIALIZZAZIONE o PARCELLIZZAZIONE

Si tratta di una strategia di presa di profitto anticipata frazionando una posizione durante il suo svolgimento.

Funziona così:

Sostanzialmente qui si piazza a mercato una posizione e la si parzializza durante il suo svolgimento…ma come?

Bisogna studiare tutta la situazione in maniera preventiva, perciò le zone dove andare a prendere profitto parziale vanno trovate ancor prima di entrare a mercato in modo tale da avere ben chiaro in testa il proprio piano di investimento.

Bisognerebbe preventivare anche QUANTO profitto parziale prendere (quindi 30, 50 o 75%), ma in realtà io non lo faccio mai perché preferisco parzializzare in base a come il mercato colpisce le mie zone potenziali di profitto parziale.

Tendenzialmente:

  • se mi arriva sparato come un treno parzializzo solo il 30%. Insomma mi sta andando a un ritmo bello sostenuto in direzione del mio investimento perciò ha senso che io lasci il grosso dell’operazione a generarmi più profitto possibile fino al mio target finale;
  • se mi arriva e comincia a rallentare in quel punto dandomi qualche sintomo di inversione, allora chiudo il 50%;
  • se mi arriva e mi dà troppi sintomi di inversione, allora parzializzo il 75%.

Questa è veramente un’ottima strategia che permette di portare a casa più profitto possibile. E soprattutto in maniera ragionata. Se invece per esempio preventiviamo che sulla prima zona chiuderò il 50% e sulla seconda il 75%, in verità non sto seriamente massimizzando perché se il mercato arriva lento e debole sulla mia prima zona allora probabilmente non arriverà mai alla seconda e mi intascherei troppo poco, mentre se ci arriva come un treno allora  parzializzerei troppo e il resto dell’operazione ne risentirebbe facendomi totalizzare meno profitto!

Il rischio non deve essere frazionato come col Position Building perché l’operazione è una sola, quindi se questo, per il nostro trading plan, è un high probability trade allora metteremo subito il 2%.

Infine qualcuno potrebbe chiedersi “ma com’è che si parzializza?”

Lo si fa direttamente con la MetaTrader.

Ipotizziamo che hai un’operazione su CADJPY aperta con il 2% di rischio che equivale per ipotesi a 6.60 lotti. E ipotizziamo anche che il prezzo è arrivato alla prima zona potenziale di profitto parziale in maniera molto sostenuta perciò la nostra regola è chiudere il 30%…perfetto, quello che dobbiamo fare è andare sulla nostra operazione all’interno della MetaTrader, cliccare su “chiudi” e poi abbassare il lottaggio al valore che corrisponde al 30%.

Il 30% di 6.60 lotti sono 1.98 lotti, perciò dobbiamo andare a segnare 1.98 sul lottaggio e vedremo che il profitto di chiusura corrispondente non sarà tutto, ma una parte (esattamente il 30%)…a questo punto clicchiamo sul profitto che vediamo scritto in arancione e avremo fatto la nostra prima parzializzazione al 30%!

E con ciò direi che possiamo chiudere in bellezza questa meravigliosa guida pratica sul Money Management.

Sappi che argomenti così importanti e delicati come quelli che abbiamo trattato oggi necessitano di essere approfonditi in maniera costante e continuativa e a questo proposito ti posso consigliare lo stesso percorso di formazione che ha reso me profittevole e che continua a rendermi non solo un trader, ma addirittura una persona migliore di giorno in giorno…

Se vuoi saperne di più al riguardo ti basta compilare onestamente questo questionario e seguire poi le istruzioni.

 

Stai in campana!

Marco, fondatore di Imperium Double Profit.


Marco Belcastro

Trader con un hedge fund a 6 zeri in gestione. Fondatore di Imperium Double Profit. Capitano di uno squadrone di traders fortissimi.

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