La parabola dei Rischi Rendimento (RR) nel Trading

Pubblicato da Marco Belcastro il

I rischi rendimento nel trading sono un tasto assai dolente…

Non la comprensione del concetto teorico in sé, ma tutto ciò che ne consegue a livello operativo.

Si apre addirittura un acceso dibattito al riguardo…tra coloro che vanno avanti a rischi rendimento bassi e timorosi e coloro che fanno rischi rendimento ESAGERATI…ma la cruda verità è che questo ipotetico “dibattito” non esiste…o meglio, esiste solo per gli appartenenti alla prima categoria…che però semplicemente ignorano determinate informazioni…che invece non ignorano i secondi.

I primi generalmente disconoscono i secondi…il fatto tuttavia è che non comprendono le vere dinamiche operative per fare anche loro rischi rendimento pesanti…e se le conoscessero…beh, credimi, smetterebbero immediatamente di rinnegarli…

Per l’appunto, la vitale differenza la fanno le informazioni. I primi entrano in contatto con informazioni di massa, quindi consuete, scontate, prevedibili. Mentre i secondi stanno sull’Olimpo a racimolare queste informazioni in quanto altamente in apparenza discrepanti, distaccate, anticonvenzionali…e allo stesso tempo super profittevoli!

In questo articolo diremo due parole sui rischi rendimento, giusto per contestualizzare bene l’argomento, perché più che altro voglio consistentemente dedicarmi al dibattito accennato e ad estinguerlo, sradicarlo dalla faccia della finanza…attraverso la comprensione profonda del perché i rischi rendimento grassi e smisurati siano matematicamente migliori e statisticamente più sostenibili di quelli bassi.

La realtà dei fatti è c’è un disperato bisogno di delineare e mettere bene in luce quest’abissale differenza…anche se di primo acchito potrebbe sembrarti banale e scontata…credimi…non lo è affatto!

Dunque questo articolo sarà parecchio RIVELATORIO e perciò ti consiglio di seguirlo con attenzione e fino in fondo.

Direi di partire a cannone dal principio…

>>> Che cos’è il Rischio Rendimento nel trading?

Il rischio rendimento rappresenta la base di partenza nel calcolo dei profitti di un trader.

Un trader è infatti orientato sul breve termine e per estrapolare rendimenti interessanti dai mercati (nonostante l’orizzonte temporale relativamente spiccio) deve essere bravo a levereggiare questo concetto del rischio rendimento!

Perciò capiamolo…

Il Rischio Rendimento, o in inglese Risk Reward, rappresenta matematicamente il rapporto tra i pips di take profit e quelli di stop loss in ogni singola operazione che vogliamo piazzare a mercato.

Questo rapporto rappresenta dunque il rendimento atteso in termini percentuali su ogni posizione che apriamo.

Se per esempio ti dico che ho chiuso un 1:7, allora probabilmente ho fatto il 7% di rendimento sul mio capitale…

Perché dico “probabilmente”?

Perché dipende poi dal profilo di rischio che ho effettivamente deciso di adottare su quella determinata posizione e anche dal se e quanto ho parzializzato o meno (ma quest’ultima è una questione troppo avanzata che esula dai contenuti dell’attuale articolo…se vuoi saperne di più su parzializzazione e, in generale, sul money management allora ti consiglio di leggere attentamente e fino in fondo questo esemplare articolo che ho prodotto al riguardo…veramente completo e di valore).

In ogni caso il risk reward funziona un po’ come la leva…se io applico un 1:500 su un conto, significa che ogni euro di capitale in realtà me ne vale 500…stessa cosa col rischio rendimento: ogni 1% di capitale rischiato, se l’operazione va a target, realizzo, in questo specifico caso in esame, il 7% di rendimento, mentre se finisce a stop loss allora perdo quell’1% rischiato…quindi se ho un 1:7 e invece di rischiare l’1% decido di rischiare il 3…dobbiamo moltiplicare tutto per 3…perciò se prendo stop, perdo il 3%, mentre se va a target, allora totalizzo il 21% di rendimento sul mio capitale.

Allo stesso modo, se al contrario per esempio volessi dimezzare il mio profilo di rischio…quindi se al posto di 1 volessi rischiare 0.5%, allora perderei 0.5% se l’operazione va a stop, mentre farei il 3.5% di profitto se va a target!

Penso che fino a qui la questione sia molto chiara e semplice, perciò andiamo avanti occupandoci di capire come pragmaticamente si giunge al rischio rendimento…

Beh è molto semplice: se abbiamo detto che rappresenta il rapporto tra i pips di take profit e quelli di stop loss di ogni posizione che stiamo per piazzare a mercato, allora basterà trovare questi valori e fare il loro rapporto.

Facciamo il seguente esempio pratico…visto che nel trading è la pratica a dominare a mani basse sulla teoria…e dunque sarebbe più opportuno ed efficace capire il concetto a livello pratico piuttosto che il suo semplice significato teorico…

Sono sull’asset GBPJPY e sto attendendo un piccolo ritracciamento del mercato (dopo avermi dato prova di forza rialzista) per prendermi questa operazione fino ad un nuovo massimo in confluenza con la chiusura di un’inefficienza pregressa esattamente sul livello 140,633.

La mia entrata sarebbe in corrispondenza del 75 di Fibonacci, tracciato su questo piccolo iniziale impulso, e dunque sul livello 139,062.

Infine piazzo uno stop loss poco sotto all’ultimo minimo e cioè sul livello 138,882.

Anche se, a dirla tutta, potrei piazzarlo molto più ristretto perché l’ultimo livello importante di reazione (per quella che è la mia visione) è rappresentato dalla semiretta rossa ovvero il 50% dell’ombra della candela che mi ha determinato l’attuale minimo…

Ma non lo faccio per il semplice fatto che uscirebbe fuori un 1:20 e non vorrei scombussolare eccessivamente le credenze e i miti in cui ripongono cieca fiducia gran parte dei futuri lettori, i quali potrebbero essere probabilmente abituati agli 1:3 come consuetudine e agli 1:5 come robe stellari da “stappiamo champagne che è un evento troppo raro da non festeggiare”

Ti dico solo che all’interno della community tramite la quale studio e miglioro ogni giorno, gli 1:5 ci fanno talmente ribrezzo che se li abbiamo come rischio rendimento atteso, non apriamo neanche le posizioni…in ogni caso di questo ne parleremo un po’ meglio nella seconda parte di questo articolo quindi continua a seguirmi…

Comunque…ora che abbiamo tutti i dati di cui abbiamo bisogno facciamo i dovuti calcoli…

Come prima cosa calcoliamo il valore dello stop loss in pips facendo la sottrazione tra il livello di entry e il livello finale di invalidazione dell’analisi:

139,062 – 138,882 = 0,18 e cioè 18 pips.

Vuoi capire perché da 0,18 diventano 18 pips? Allora leggi questo articolo che ho dedicato interamente alla spiegazione approfondita dei pips e della pipette.

Ora calcoliamo il valore contrapposto del take profit in pips, facendo però questa volta la sottrazione tra il livello target e il livello di entry:

140,633 – 139,062 = 1,571 e cioè 157,1 pips.

Perfetto…arrivati a questo punto abbiamo tutti i dati di cui abbiamo bisogno per conoscere finalmente il rischio rendimento atteso di questa operazione. Facciamo dunque il rapporto:

157,1 / 18 = 8,727 e cioè 8,73%.

Il rischio rendimento atteso su questa operazione è infatti pari a 1:8,73…guarda:

Come puoi notare, non è necessario ogni volta fare questo lungo procedimento prima di fare un’entrata a mercato…basta semplicemente usare lo strumento apposito di TradingView e il gioco è fatto!

Chiaramente però ho voluto mostrarti il procedimento lungo e laborioso affinché potessi ampiamente capire le dinamiche che stanno dietro al concetto di rischio rendimento al fine di renderti l’argomento di più facile assimilazione e comprensione.

Detto questo, magari ti stai chiedendo cosa sia TradingView oppure lo conosci già ma vorresti capire bene come funziona…beh allora ho scritto una delle guide più complete che mai potrai trovare sul web a riguardo…per consultarla ti basta andare qui.

E arrivati a questo punto, probabilmente il tuo cervello potrebbe star macinando un pensiero molto scaltro…

“Ma se il rischio rendimento rappresenta il rendimento effettivo che faccio sul mio capitale e questo è rappresentato dal rapporto tra take profit e stop loss, allora, se riuscissi a trovare una metodologia analitica molto precisa che mi permettesse di capire come ridurre drasticamente i pips di stop loss in maniera razionale e assolutamente non casuale, potrei ingigantire sensibilmente i rischi rendimento medi delle mie operazioni…”

Molto ardito…molto molto ardito…è proprio ciò di cui ti volevo veramente parlare qui e oggi e perciò immergiamoci a capofitto nella seconda e più importante parte…

>>> Meglio rischi rendimento alti o bassi? E come si sviluppano pragmaticamente quelli alti?

Per capirlo a mio avviso bisogna intavolare 3 livelli di discorso differenti:

1) Perché i RR alti sono migliori di quelli bassi? (livello base)

2) Perché sono matematicamente più sostenibili? (livello intermedio)

3) Come si ottengono nella pratica? (livello avanzato)

Innanzitutto capire che i RR alti siano migliori di quelli bassi è cosa banale…è come paragonare high-ticket con low-ticket: l’high ticket è meglio perché si margina di più, si fa meno fatica e si sta più rilassati.

Banalmente: fare il 10% con un’operazione è 5 VOLTE meglio di fare il 2.

Ora…perché sono più sostenibili?

Il fatto è che si portano a casa meno operazioni in positivo (anche se non è una legge universale, insomma il win rate in realtà può rimanere identico a quando si fanno rischi rendimento bassi), ma ci sono comunque di mezzo pips di più alta qualità perché, per l’appunto, i rendimenti sono nettamente più alti e migliori.

Perciò alla lunga sono più sostenibili anche a fronte di un win rate non eccelso e magari addirittura sotto al 50%…il che significa portare a casa in profitto anche meno di 5 operazioni ogni 10!

Facciamo un passo avanti e poi torniamo indietro…

Come si ottengono dei RR alti nella pratica?

Sostanzialmente bisogna ridurre n’attimo i pips di stop loss per avere dei rapporti, tra il take profit e lo stop loss, nettamente maggiori. Quindi il pensiero di prima, se ti è passato per la testa, era assolutamente giusto e geniale.

Dunque, ipotizziamo che in un’ipotetica operazione stiamo per portarci in saccoccia 150 pips (tipo quella della sezione precedente)…

Se piazzassimo uno SL di 50 pips (quindi a dir poco enorme come lo piazzerebbero la maggior parte dei presunti “bravi” traders di cui pullulano i mercati finanziari), ci attenderemmo un RR pari a 1:3 sulla nostra operazione. Quindi dovremmo rischiare l’1% del nostro capitale in ottica di guadagnarci il 3 (in realtà ricorda che il tuo profitto in termini di rendimento dipende da quanto effettivamente rischi, quindi se rischi il 2 allora dovrai attenderti il 6% e così via).

Se invece piazzassimo uno SL pari di soli 10 pips (consuetudine per la nostra community), ci attenderemmo un RR pari a 1:15, il che significa che se rischiassimo l’1% ci guadagneremmo il 15 in una botta, o comunque parzializzeremmo almeno il 9-10% che rimane sempre un rendimento TRIPLO rispetto a un 1:3…

Tra l’altro quest’ultimo NON parzializzato…perché con un 1:3, il 3% sta a target finale quindi alla fine di quei 150 pips…mentre con un 1:15, il 3% sta esattamente dopo soli 30 pips di “blu dipinto di blu” (parlare di blu è come parlare di profitto perché, quando si è in positivo, la schermata di MetaTrader si colora del suddetto colore…insomma…è una battuta spiritosa per veterani…).

C’è capisci?

Con un movimento di mercato pari a 1/5, rispetto a quello che stiamo esaminando, avremmo già pareggiato l’esatto rendimento che totalizzeremmo in toto con un misero 1:3…mentre a 2/3 saremmo addirittura già al TRIPLO!

Di questo stiamo parlando…e tra poco ti spiegherò come avere accesso all’UNICA accademia in Italia tramite la quale potrai imparare queste metodologie altamente sconosciute e impressionantemente performanti (ovviamente parliamo dello stesso identico percorso di formazione che ha reso me profittevole…con in più il mio supporto H24 e un percorso di studi personalizzato, ecc…insomma qualcosa di veramente introvabile e allo stesso tempo pesantemente efficace…).

Comunque…è importante tener conto della parzializzazione (o parcellizzazione) perché da questa ci intaschiamo un DUPLICE BENEFICIO, ovvero da un lato la possibilità di cominciare a mettersi al sicuro un ipotetico 9% col primo parziale, mentre dall’altro l’opportunità di fare altrettanto profitto CON ZERO PENSIERI E PREOCCUPAZIONI (avendo la posizione fluttuante a risk free e cioè a break-even oppure già a stop in profit…).

Infatti…forse l’operazione arriverà a target finale ai 150 pips facendoci fruttare, che so, un altro ipotetico 3% di profitto e il totale sarebbe il 12%…o forse no perché non ci arriva alla meta prefissata…ma il punto è che poco ci importa perché avremmo pur sempre un misero (ovviamente è un’altra battuta spiritosa per veterani…) 9% già nello zainetto!

Chiaramente si parzializza quando il mercato è in direzione del nostro investimento e comincia n’attimo ad arrancare…laddove, per l’appunto, per evitare che ci torni a sbattere addosso al nostro stop loss (o se siamo furbi al break-even), parzializziamo mettendoci al sicuro una parte del profitto e lasciando che la restante parte faccia il suo corso…magari sarà altro profitto se ci arriva a target finale o magari si brucerà tutto se ci torna indietro, ma non ci interessa perché un po’ di piccioli già li abbiamo messi al sicuro in saccoccia!

Mentre quando hai un 1:3, dov’è che prendi parziale? Allo 0.5%? E cos’è che lasci correre? 0.01 lotti cioè 10 centesimi di dollaro a pip?

Ho capito ma allora i soldi diamoli alle poste che facciamo prima…non sei d’accordo?

Detto questo, capiamo la loro sostenibilità mettendo a confronto 10 operazioni con RR sia bassi che alti, ipotizzando di avere più successo con quelli bassi piuttosto che con quelli alti perché è questo che apparentemente potremmo essere portati inconsciamente a pensare perché insomma “un 1:15 è più difficile da beccare di un 1:3”…quand’anche chiaramente le cose stanno molto lontane da questa congettura infondata…ma ipotizziamolo comunque per fare una comparazione ancor più epica facendo partire i RR alti da una posizione di netto svantaggio…

Ipotizziamo quindi un “win rate” (si tratta della percentuale statistica di vincita di una determinata strategia operativa) del 90% con i RR bassi e del solo 40% con i RR alti…

Dunque: se chiudiamo in positivo 9 operazioni su 10 con RR 1:3, in totale abbiamo fatto il 26% sul nostro capitale (9×3 – 1); se invece chiudiamo in positivo 4 sole operazioni su 10 con RR 1:15, in totale abbiamo fatto il 54% (15×4 – 6).

Tesi: abbiamo fatto MOLTO PIÙ DEL DOPPIO INVESTENDOCI LA META’ DELLA FATICA. E questo perché abbiamo dovuto “azzeccarne” addirittura meno della metà.

Ovviamente, in entrambe le situazioni, stiamo ipotizzando situazioni di mercato ottimali dove i prezzi passano dai livelli di entry ai loro target in maniera efficiente e senza “rompere troppo le scatole”…dunque senza necessità di gestire le posizioni con parzializzazione o position building…anche perché se dovessimo aggiungere discorsi del genere, entrambe le circostanze subirebbero delle riduzioni, le quali andrebbero a infierire maggiormente sempre e comunque sui RR bassi e non su quelli alti!

E questo per tutto ciò che ti dicevo prima…con gli 1:3 si parzializza pochissimo o, nella maggior parte delle situazioni reali, proprio nulla perché è talmente scarso il fluttuante dopo 40-50 pips che non ne vale neanche la pena…mentre con quelli alti, beh la parzializzazione è una cosa che si fa con maggior voglia ed entusiasmo perché si possono parzializzare porzioni di capitale anche di 5-10 volte maggiori rispetto alla situazione coi rischi rendimento bassi.

È finalmente limpido? 

La matematica non è un’opinione e abbiamo appena dimostrato l’imprescindibile sostenibilità dei RR alti, anche ipotizzando una situazione di partenza di netto svantaggio!

Tra l’altro ho ipotizzato un 90% di win rate con gli RR 1:3 che è veramente tanto ottimistico…ma volevo proprio che fosse nitido e inconfutabile il netto e matematico abisso che intercorre tra le due situazioni…non so se ti stai rendendo conto di ciò che hai appena letto…in questo discorso ci sta veramente la salsa!

Perciò se vuoi iniziare a far trading allora inizia con chi conosce le metodologie analitiche che ti porterebbero a fare questi importanti risultati (chiaramente c’è da farsi un bel mazzo quadrato…).

Se invece sei già un trader e vai avanti da tempo a rischi rendimento bassi e hai capito che quelli alti sono migliori e che soprattutto cibandoti delle informazioni giuste li puoi fare anche tu, allora seguimi ancora per qualche riga così ti dirò come poter mettere le mani su di esse…

Il fatto è che accedere a queste informazioni ti darà la possibilità di trovare risposta alla seguente domanda da un milione di dollari: ma come si fa a piazzare SL (stop loss) più piccoli? A caso?

Assolutamente no, altrimenti dopo un mese il conto l’hai bruciato perché ne azzecchi una su 45.

Molto semplicemente il mondo del trading è un mondo-satellite come la luna…c’è un lato visibile a tutti e poi c’è un lato nascosto!

Da una parte ci sono i comuni mortali che non riescono ad andare oltre la zona visibile e perciò sono destinati a cibarsi di informazioni scontatissime e alla lunga troppo poco profittevoli, mentre dall’altro ci sono i “Bob Lee Swagger”, ovvero coloro che c’hanno l’occhio di falco super allenato perché sono dei cecchini e dunque riescono a perforare il lato visibile e a sbirciare pure quello nascosto…all’atto pratico, gente che ha sulle spalle una comprensione dei mercati estremamente più approfondita e redditizia…

Il punto è che se non ti affidi ad un’adeguata formazione sei destinato ad andare avanti a briciole come fa la massa!

Compila questo questionario per poi sbloccare una call gratuita con me dove ti verrà spiegato tutto (accademia, funzionamento, costi, progetto, percorso personalizzato, ecc.) oppure dove posso andare avanti un altro paio d’ore ad argomentare e dimostrare tutto questo bel discorso sui rischi rendimento per i più scettici e miscredenti (arricchendolo di prove personali inconfutabili). Ti aspetto.

 

Stai in campana!

Marco, fondatore di Imperium Double Profit.


Marco Belcastro

Trader con un hedge fund a 6 zeri in gestione. Fondatore di Imperium Double Profit. Capitano di uno squadrone di traders fortissimi.

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