Tasse e Trading: come deve fiscalmente comportarsi un trader e cosa deve sapere

Pubblicato da Marco Belcastro il

Capire come funzionano veramente e soprattutto GLOBALMENTE le tasse nel trading è un po’ come cercare di scoprire il “segreto di Pulcinella” perché ognuno ti dice la questione del 26%, ma poi non si riesce a decifrare altro…

Se tutto si riducesse alla sola questione del 26% sarebbe troppo semplice e di sicuro non esisterebbe il nebbioso polverone di confusione che si è sollevato nei riguardi di questo argomento…non sei d’accordo?

Il fatto è che siamo fortemente circondati di informazioni lacunose per via della superficialità nel trattare tale argomento…cioè il 26% è una cosa, ma poi gli obblighi, le multe, le scadenze e via dicendo?

Inoltre, a dirla tutta, a conti fatti sono 4 gatti coloro che guadagnano seriamente col trading perciò tutti gli altri cosa se ne fanno di capire approfonditamente come funziona la fiscalità?

Probabilmente per pura informazione e formazione personale, il che lo rispetto moltissimo perché durante il mio viaggio sono stato curioso dall’inizio alla fine…e chiaramente continuo ad esserlo perché nel trading non si smette mai di essere studenti…

In ogni caso, penso sarai d’accordo con me nell’affermare quanto sia raro incontrare online INFORMAZIONI GENUINE sul mondo del trading!

Motivo per il quale ti consiglio vivamente di leggere questo articolo…non solo perché ti garantisco che ne uscirai finalmente capendo e sapendo ripetere tutto ciò che c’è da sapere sulle tasse nel trading, ma soprattutto perché sentirai recitare queste informazioni direttamente da un trader.

Difficile andare alla deriva quando il capitano della nave ha esperienza con l’alta marea…

Ok, non c’entra molto quello che ho appena detto ma ha un nonsoché di aforistico e al tempo stesso professionale che ci fa entrare nell’ottica.

E poi se non leggi bene e con attenzione tutto l’articolo non potrai sapere qual è il paese estero più conveniente e meno impegnativo per le tasse col trading…te ne parlerò brevemente all’interno di un paragrafo quasi a caso di questo articolo a mho di caccia al tesoro…perciò buona caccia…

>>> I 2 regimi fiscali per i conti Trading in Italia e non

Partiamo dal principio…

Esistono 2 conosciutissimi regimi fiscali che circoscrivono il business del trading…unica cosa che penso oramai si sappia recitare a memoria e bendati…

Abbiamo il regime amministrato e quello dichiarativo.

Regimi fiscali nel trading

Il regime amministrato, diciamo subito, che è quello “brutto”, mentre il dichiarativo è quello figo anche se bisogna farsi le cose da soli…

Dunque…il regime amministrato entra in gioco in maniera semi-automatica se fai trading tramite banca o broker al 100% italiani, in quanto il tuo conto di investimento avrebbe sede in Italia.

Sinceramente fino ad oggi ho visto fare trading tramite banca solamente a qualche youtuber che ha avuto necessità di far finta di essere un trader per mettere su quei 10-20 minuti di video-teatrino e totalizzare le visualizzazioni opportune per fare 2 euro in più a fine mese…

A questo proposito, tra le righe, ti consiglio vivamente di imparare a distinguere l’abissale contrasto tra chi fa video su YouTube per dare realmente valore su un qualcosa che fa e che conosce, e tra chi lo fa esclusivamente per le views…perché i secondi chiaramente non potranno MAI E POI MAI darti alcun concreto aiuto in termini dei tuoi futuri risultati…

Insomma non ne hanno e le parole al vento non ti insegneranno ad averli.

Non esiste trader forte e rinomato in Italia che faccia trading con la banca, perciò se ti capita di vedere video del genere, lasciali perdere…non ti consegneranno le informazioni adeguate che stai cercando…ti manderanno solamente in confusione perché di fatto non sanno neanche cosa sia il trading ed è conseguentemente molto improbabile che sappiano quello che stanno dicendo!

Mi viene in mente anche la pubblicità di un noto broker che non nomino dove ci sono i due tipi che vengono messi a confronto perché uno fa trading con quel broker senza pagare commissioni, mentre l’altro deve lasciare non indifferenti commissioni alla banca per poterlo fare…

Alla fin della fiera quella pubblicità è una semplice pubblicità abbindola-polli perché solo i polli fanno trading con la banca, infatti all’atto pratico quel broker non ti mangia le commissioni sotto quel punto di vista, ma poi ti rovina in sordina sotto altri…quindi quella pubblicità è di fatto una farsa basata sul nulla più totale!

Per tornare al nostro discorso…il regime dichiarativo invece entra in scena, in linea di massima, ogni qual volta stiamo cercando di fare le cose intelligenti…

E per andare più nello specifico, il regime dichiarativo è quel regime fiscale in cui si incorre quando si apre un conto con sede estera tramite broker estero.

Facciamo un esempio per capirci al volo: Admiral Markets (il broker che io uso e al quale ho dedicato un articolo molto approfondito e molto di valore, soprattutto ai fini di valutare attentamente le sue credenziali) è una holding, quindi una società che controlla un gruppo di società sotto nome ufficiale Admiral Markets Group AS.

Le 3 società che controlla sono: Admiral Markets UK Ltd, Admiral Markets Pty Ltd e Admiral Markets Cyprus Ltd, le quali hanno rispettivamente sede legale in Regno Unito, Australia e Cipro.

Se ti fai un conto con Admiral senza alcun minimo accorgimento finisci sotto Cyprus perché è la società con sede a Cipro che organizza, controlla e gestisce quasi tutto il territorio europeo (escluso Regno Unito) e il problema sarebbe con le leve basse e con un’altra serie di limitazioni malandrine che subiresti per via del decreto ESMA (infatti, a questo proposito, ti consiglio di leggere e seguire il mio articolo nel farti l’account per evitare qualsiasi tipo di problema).

Ma al di là di questo…il punto è che non c’è alcuna sede legale italiana (nonostante comunque sia autorizzato e regolamentato dalla CONSOB), perciò che tu finisca sotto Cyprus, UK o Pty, il tuo conto trading sarà sempre e comunque un conto estero e dunque un conto sottoposto a regime fiscale dichiarativo.

Attenzione: funziona così nella stragrande maggioranza delle circostanze in cui si cerca di fare le cose serie tramite broker estero (che sia Admiral o qualsiasi altro purché stabile, serio e affidabile) e non tramite banca o broker italiani con sede legale in Italia, perciò NON E’ SBAGLIATO e non deve scattarti il campanellino d’allarme.

Piuttosto dovrebbe scattarti in caso contrario…

Ti dico anche che i broker con sede legale italiana sono veramente pochi e molto poco affidabili. Non sto dicendo regolamentati dalla CONSOB attenzione, sto dicendo con sede legale italiana…c’è una bella differenza!

In ogni caso è meglio avere il conto trading estero per l’applicazione della fiscalità in regime dichiarativo ed è arrivato il momento di scoprire approfonditamente il perché…

>>> Differenze tra regimi e perché il dichiarativo è più vantaggioso?

Ti dico subito che so che anche se si ha un conto trading con banca o broker italiani si può comunque switchare al dichiarativo (per questo all’inizio del paragrafo precedente ti dicevo che il regime amministrato entra in gioco in maniera semi-automatica se fai trading tramite banca o broker al 100% italiani…), ma non ho idea di come si faccia perché non mi sono mai ritrovato nella circostanza descritta.

Partiamo dalle differenze…

La prima sta nel calcolo delle imposte:

  • in regime amministrato il calcolo viene effettuato direttamente dalla banca o dal broker in quanto essi fungono da sostituto d’imposta, quindi noi non dovremmo fare nulla;
  • in regime dichiarativo invece dobbiamo occuparcene da soli in quanto a titolari dei nostri conti a tutti gli effetti.

La secondo sta nel COME si subisce la tassazione:

  • in regime amministrato le tasse si pagano praticamente in maniera istantanea alla chiusura di ogni singolo trade in positivo;
  • in regime dichiarativo invece si pagano entro il 30 giugno dell’anno successivo (quindi le tasse sui profitti generati, per esempio, durante tutto il corso del 2021, si pagheranno entro e non oltre il 30 giugno 2022).

La terza differenza è di fatto quella che determina il VANTAGGIO ABISSALE del regime dichiarativo sull’amministrato e ha a che fare con la modalità di trattamento di minusvalenze e plusvalenze:

  • in regime amministrato non si compensano e questo dipende dal fatto che ogni volta che si chiude un trade in positivo, in automatico si applicano e si pagano le imposte;
  • in regime dichiarativo invece sì, e non finisce qui perché non si compensano semplicemente minusvalenze e plusvalenze derivanti da un solo conto, ma anche da più conti.

Facciamo un esempio per capire bene questo importante passaggio…

Ipotizziamo che in questo 2021 io faccia 10’000 euro di profitto lordo e 3’000 euro di perdite sul mio conto swing e che allo stesso tempo faccia 20’000 euro di profitto e 6’000 euro di perdite sul mio conto scalping, come verrei tassato secondo i 2 regimi?

  • in regime amministrato pagherei le tasse su 30’000 perché in questa circostanza vanno pagate sul profitto lordo senza compensare le perdite e le pagherei anche in maniera separata, quindi conto per conto…anzi, come abbiamo capito, trade per trade;
  • in regime dichiarativo invece pagherei le tasse solamente su 21’000 (30’000 – 9’000) perché è questo il mio reale profitto realizzato sommando i profitti di entrambi i conti e compensandoci tutte le perdite.

Altra cosa: anche se ho più conti con broker differenti non importa, tutto fa cumulo e tutte le perdite possono essere compensate (in regime dichiarativo).

Quindi va bene che con l’amministrato sia tutto servito su un piatto d’argento perché non dobbiamo fare nulla a livello fiscale, ma sinceramente preferisco farmi le cose da me ed evitare magari di pagare IL DOPPIO DELLE TASSE DOVUTE per via della non compensazione delle perdite.

Di fatto col dichiarativo si avrebbe un risparmio fiscale ENORME solamente considerando quest’ultimo importantissimo aspetto!

Ma non è finita qui…

Abbiamo altri 2 vantaggi importanti derivanti dal regime dichiarativo:

  1. con il regime dichiarativo ho facile e legale accesso a qualsiasi broker estero guadagnandoci in: A) mercati più volatili (i mercati esteri hanno dei volumi di contrattazione nettamente maggiori rispetto a quello italiano…basti pensare al mercato americano che poggia sull’economia più grande e prospera del mondo…finché la Cina non passerà avanti…o forse l’ha già fatto…), B) più strumenti finanziari “tradabili” (ho più scelta in termini di cosa e come tradare) e soprattutto C) IN COMMISSIONI (le commissioni dei broker esteri sono corposamente inferiori rispetto a quelle dei broker italiani);
  2. potendo, con il regime dichiarativo, pagare le tasse in differita a giugno dell’anno successivo ne beneficio un maggior POTERE DI REINVESTIMENTO…infatti, non dovendo immediatamente rinunciare ad una parte dei miei profitti per via delle tasse, posso prenderli e capitalizzarli, ottenendo ritorni sull’investimento sempre maggiori per via di un capitale molto meno penalizzato rispetto alla casistica opposta in regime amministrato.

Quindi direi: dichiarativo tutta la vita!

>>> Quali sono i 2 obblighi fiscali di un trader?

Obblighi fiscali nel trading

Un trader ha 2 semplicissimi obblighi molto facilmente memorizzabili:

  1. Deve dichiarare il suo profitto annuale al netto di perdite seppur irrisorio (e pagarci le tasse).
  2. Deve dichiarare il suo conto (o i suoi conti), solo se estero, per pagarci l’IVAFE. Non se italiano.

L’IVAFE sarebbe l’Imposta sul Valore Aggiunto per Attività Finanziarie Estere ed è pari al 2×1000 cioè allo 0,2%.

Si tratta di un’imposta aggiuntiva per chi ha residenza in Italia, ma detiene un conto trading all’estero (cioè, come abbiamo visto, nella stragrande maggioranza delle situazioni).

Questa imposta per me rappresenta una FIRMA ITALIANA…

Insomma senza questa pulce di IVAFE lo stato italiano non sarebbe in grado di farsi riconoscere come stato italiano!

Perciò ci ritroviamo una tassa inutile, infima e stupida solo per sentirci quella pulce all’orecchio che ci sussurra e ricorda che siamo in Italia…

Cioè dimmi che senso ha una roba del genere?

Non ce l’ha…ma siccome lo stato italiano deve mantenere il suo primato di INCUBO FISCALE degli imprenditori, allora questa ivafe trova il suo reale senso di esistenza…

Meglio lasciar perdere va…andiamo avanti!

>>> Come funzionano e a quanto ammontano le multe se non si pagano le tasse nel Trading?

Questo sarà il paragrafo ROSSO, ovvero quello negativo dove parleremo per intero delle questioni molto poco divertenti, ovvero: sanzioni e scadenze fiscali.

Le sanzioni fiscali chiaramente saltano fuori SOLO in regime dichiarativo perché con quello amministrato ti ricordo che delle questioni fiscali se ne occupa direttamente il broker o la banca italiani con cui apri il tuo conto trading…

In ogni caso si dividono in 2 categorie in base a se:

  • non si fa dichiarazione dei redditi (cioè plusvalenze),
  • non si fa dichiarazione del proprio conto estero.

Sanzioni fiscali nel Trading

Nel primo caso, attenzione bene, si va incontro a 2 sanzioni fiscali parecchio salate:

  1. sanzione fissa pari a 250€ per infedele dichiarazione;
  2. sanzione variabile che va dal 120 al 240% delle imposte non pagate che vengono pure maggiorate di un terzo.

Nel secondo caso invece, si va incontro a 2 ULTERIORI BONUS PER CATTIVA CONDOTTA (cerco chiaramente di essere simpatico…) o, più precisamente, per mancata compilazione del quadro RW (che sarebbe parte integrante del Modello Redditi, ex Modello Unico, nel quale bisogna dichiarare investimenti patrimoniali e finanziari esteri detenuti da persone fisiche residenti in Italia):

  1. sanzione fissa pari a 258€ da pagare entro 90 giorni dalla data ultima per la compilazione del Modello RW;
  2. sanzione variabile dal 3 al 15% delle somme non indicate sempre nel Modello RW (attenzione: se il tuo conto estero è in paese “black-list”, allora quest’ultima sanzione RADDOPPIA, quindi andrebbe dal 6 al 30%…e per sapere se il tuo conto è in paese “black-list” o meno devi informarti tramite il sito ufficiale del tuo broker oppure chiedendo direttamente al supporto…ti posso solo dire con assoluta certezza che con il mio broker, Admiral Markets, il problema non esisterebbe…).

Tutto questo ci fa capire che quello che dobbiamo fare alla fine dei conti sono due cose molto semplici: 1) compilare adeguatamente e inviare per tempo il Modello Redditi e 2) compilare adeguatamente e inviare per tempo anche il Modello RW in allegato.

Ora invece vediamo le scadenze fiscali per completare “la coppia che scoppia” degli argomenti fiscali malandrini legati al trading…

Scadenze fiscali nel trading

Vediamo quando e come entrano in gioco le multe per scadenze fiscali marinate (anche se qui ti dico subito che le multe sono molto più abbordabili rispetto a ciò che abbiamo visto fino ad ora):

  • 30 giugno anno successivo: prima scadenza imposte dichiarazione dei redditi.
  • 31 luglio anno successivo: seconda scadenza imposte dichiarazione dei redditi (maggiorazione dello 0,4% in quanto non rispettata la prima scadenza).
  • 30 settembre anno successivo: invio dichiarazione dei redditi.
  • 10 marzo anno successivo + 1: invio dichiarazione dei redditi tardiva (con fee aggiuntiva per ritardo pari a circa 25€).

L’invio della dichiarazione dei redditi tardiva sarebbe quella cosa da fare normalmente entro il 30 settembre, ma se non si riesce c’è questa seconda data al 10 marzo successivo che fa riferimento alla dichiarazione dei redditi di 2 anni prima.

Cioè: entro il 30 giugno 2022 dovremo pagare le tasse sui profitti generati in tutto il 2021 ed entro il 30 settembre 2022 dovremo inviare la dichiarazione dei redditi generati sempre nell’anno 2021…ma se questa data dovessimo sforarla, allora abbiamo una seconda occasione per l’invio al 10 marzo 2023!

Attenzione alle date e agli anni che non sono sbagliati…

E’ arrivata l’ora di svelare l’ammontare totale delle tasse da pagare nel trading…anche se sono sicuro che non sarà affatto una sorpresa…ma faccio ugualmente un bel riepilogo spiccio e completo per avere definitivamente chiaro in testa tutta la questione fiscalità nel trading.

>>> Vediamo e ricapitoliamo a quanto ammontano globalmente le tasse nel Trading

Partiamo da un presupposto fondamentale…

Sperando di scartavetrare definitivamente la leggenda che racconta il contrario della verità indiscussa e indissolubile…

Di quale verità sto parlando?

NEL TRADING NON SERVE LA PARTITA IVA.

Ebbene sì ladies and gentleman…

La partita iva non c’entra col trading!

So che è difficile da digerire perché ogni due secondi c’è qualcuno che salta fuori a raccontare il contrario…

Ma tappati le orecchie perché semplicemente mentono!

Vediamo ora come funzionano veramente e globalmente le cose…

I profitti derivanti dal trading subiscono una tassazione fissa, o aliquota sostitutiva, pari al 26% che dovrebbe essere riconosciuta come tassa sugli utili o qualcosa di simile.

Questa tassa ha a che fare precisamente con i seguenti strumenti finanziari: azioni, opzioni, futures, CFD e valute (cioè Forex).

Ci sono due casi che restano fuori perché le cose funzionano diversamente:

  1. caso obbligazioni e titoli di stato,
  2. caso ETF.

Le obbligazioni e i titoli di stato sono gli unici strumenti finanziari che vengono “agevolmente” (se così volgarmente possiamo dire…) tassati al 12,5%.

Mentre gli ETF sono un caso molto particolare e funzionano così: praticamente le tasse dipendono dalla loro COMPOSIZIONE. Se sono, per esempio, 70% azioni e 30% titoli di stato (sto sparando percentuali a caso…), allora pagherai il 26% sul 70% e il 12,5% sul 30% e il motivo penso sia intuitivo se si rileggono le righe precedenti.

A tutto ciò non dobbiamo chiaramente dimenticare di aggiungerci la pulce IVAFE di cui abbiamo già ampiamente parlato e che ammonterebbe allo 0,2% sul totale di capitale presente nel nostro conto estero o, se più di uno, nei nostri conti esteri.

Ora vorrei fare alcuni esempi per aiutarti a inquadrare super precisamente la situazione al fine di uscire da questo articolo senza più mezzo dubbio sulle tasse nel trading…e anzi con le competenze per insegnare al prossimo la giusta dottrina sul loro funzionamento!

Ripartiamo dal caso in cui avevamo ipotizzato un 2021 in cui avrei chiuso con 21’000 euro di profitto al netto delle perdite e al netto di due diversi ipotetici conti…

Io principalmente trado CFD perciò dobbiamo tassare questi profitti al 26% secco…dunque pagherei la bellezza di 5’460€ di tasse.

Praticamente mi passerebbe la voglia l’anno di successivo di guadagnare una certa cifra (tra l’altro molto bassa) oppure, sapendo che ogni anno farò sempre di più e che non voglio assolutamente avere stupidi limiti mentali per via delle tasse, in vista dell’anno successivo mi organizzo per prendere le mie cose e trasferirmi in Svizzera e tanti saluti al maledetto fisco italiano!

Laddove, TI SGANCIO LA BOMBA, le tasse sul trading sono allo 0%…motivo per il quale mi sto effettivamente organizzando per farlo…considerando anche che abito attualmente dalle parti di Varese e che dunque con due passi e un balzo a piedi uniti sono in Svizzera…

No, non è uno scherzo e non mi permetterei mai di scherzare su una cosa tanto seria e raccapricciante quale le tasse italiane!

Se è la prima volta che senti una cosa del genere so bene quanto potrebbe eccitare e destabilizzare, perciò prenditi un minutino per ricomporti e poi riprendiamo…

(…)

Ci sei?

Andiamo…

A questo punto, per chiudere adeguatamente il cerchio, mi chiedo anche a quanto equivarrebbero pragmaticamente le sanzioni se non dichiarassi entro giugno 2022 questi profitti e nemmeno i miei due conti che sono sicuramente esteri avendo io Admiral Markets come broker e avendo capito che in questo specifico caso i due conti sarebbero certamente di natura estera..?

Praticamente dovrei pagare come sanzioni fisse un totale di 508€ (250+258), mentre come sanzioni variabili dobbiamo innanzitutto maggiorare di un terzo le tasse dovute che abbiamo detto essere pari a 5’460€…quindi:

5’460 + 1’820 = 7’280€

A questo punto sapremmo che la sanzione variabile totale nel caso di mancata dichiarazione dei redditi potrebbe andare da 8’736€ (120% di 7’280) fino a un massimo di 17’472€ (240% di 7’280) e praticamente chiuderemmo l’anno con neanche i soldi per mangiare…

Ma chiaramente non finisce qui perché se vogliamo “fare le cose fatte bene” allora non presenteremmo neanche il quadro RW e questo comporterebbe una sanzione variabile totale che va da 630€ (3% di 21’000) a 3’150€ (15% di 21’000).

Questi ultimi calcoli andrebbero fatti conto per conto (dove in questo caso avrei un conto con 7’000€ di plusvalenze e l’altro con 14’000), ma in realtà, anche facendo tutto assieme, i risultati sarebbero identici…sono bravo in matematica fidati!

Dire che arrivati fino a qui sani e salvi è tutto nitido…anche se forse un pochetto SPAVENTOSO…

Ma queste questioni nello specifico si possono fare da soli oppure bisogna per forza rivolgersi a qualcuno del settore? Ne parliamo nel prossimo e ultimo paragrafo di questa magnifica guida alle tasse nel trading…

>>> A chi rivolgersi per pagare le tasse nel Trading senza intoppi?

Innanzitutto se vuoi e se ne sei in grado, puoi fare tutto da solo trattandosi nello specifico di compilare e inviare il Modello Redditi per la questione della dichiarazione dei profitti ed il Modello RW per la questione della dichiarazione dei conti esteri.

Per farlo dovresti andare sul sito dell’agenzia delle entrate, trovare la sezione dedicata ai documenti precompilati e scaricarti entrambi i modelli. A questo punto te li compili SENZA SBAGLIARE e poi scopri il modo per inviarli…forse tramite bollettino in posta o in banca…ma prendi queste ultime informazioni con le pinze perché onestamente non ci ho mai provato e non ho nemmeno intenzione di sprecare energie mentali e tempo per farlo!

Comunque…ti sconsiglio caldamente di rivolgerti al tuo commercialista di fiducia o all’amico di famiglia o al cugino dello zio della sorella della tua ragazza o del tuo ragazzo…

Semplicemente perché difficilmente lo sanno!

Sono abituati alle questioni ordinarie e anche se si informano non riescono a cavare il ragno dal buco…

Te lo dico purtroppo per esperienza vissuta…anche se non è obbligatoriamente detto che la persona a cui ti rivolgerai non saprà darti una risposta adeguata ed esaustiva…insomma io non sono stato fortunato, ma forse tu lo sarai…

In ogni caso, ecco a chi ti consiglio di affidarti:

  • tassetrading.it se hai un conto tuo;
  • fiscomania.com se hai un conto in gestione.

Li ho sentiti entrambi e sono estremamente preparati per ambedue le specifiche situazioni…perciò ti consiglio di contattarli e di farti fare tutto da loro…con qualche centinaia di euro in totale di spesa tra consulenza, preparazione e invio documenti te la cavi tranquillamente.

Direi che questo articolo ricco di informazioni pragmatiche e utili può concludersi qui…spero tu abbia trovato risposta alle domande che avevi e spero soprattutto ti sia stato d’aiuto…ora va e professa la giusta dottrina sul funzionamento delle tasse col trading in Italia!

Ma aspetta un ultimo secondo…

Forse ti stai informando sulle tasse con largo anticipo perché al tempo stesso ti manca LA MATERIA PRIMA ovvero i profitti…

E forse stai pensando di cominciare un percorso di formazione, ma non sai come muoverti e non trovi nulla che ti faccia scattare quella scintilla di eccitazione da dentro…

Ecco…qui entro in gioco io perché ti posso consigliare e parlare della stessa accademia di formazione che ha reso me profittevole…ti basta compilare questo veloce questionario onestamente e poi scrivermi in privato su Telegram per organizzarci al meglio e parlarne. A presto.

 

Stai in campana!

Marco, fondatore di Imperium Double Profit.


Marco Belcastro

Trader con un hedge fund a 6 zeri in gestione. Fondatore di Imperium Double Profit. Capitano di uno squadrone di traders fortissimi.

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